Benefizkonzert für Rojava

Benefizkonzert

Was hat S 21 ist überall mit Rojava zu tun? In der Auseinandersetzung um den Tiefbahnhof stellt sich unvermeidlich auch die Frage, was für einen Bahnhof, was für eine Verkehrspolitik wir brauchen und wie demokratisch die Gesellschaft organisiert werden muss, damit unsere Vorstellungen ernsthaft im Interesse der Bevölkerung erwogen und bis zur praktischen Verwirklichung weiter entwickelt werden. In Rojava sind uns die Menschen in dieser Richtung ein großes Stück voraus, und das finden wir höchst bemerkenswert und schützenswert.

Der Text des Flyers:

Ende Juli/Anfang August begann die IS-Miliz ihren blutigen Vormarsch auf kurdische Eziden in der nordirakischen Region Sindschar (Sengal). Über 200.000 Eziden flüchteten in benachbarte Regionen und Länder. Nun droht den Kurden In Kobanê vor den Augen der Weltöffentlichkeit ein grausames Massaker und Genozid. Kobanê, ein Teil des kurdischen Autonomiegebietes in Syrien (Rojava), wird massiv von der Organisation „islamischer Staat“ (IS) angegriffen. Rund 160.000 Menschen sind aus dem Gebiet bereits in die Türkei geflohen, und es sind zahllose Todesopfer zu beklagen. Es droht in der Stadt ein großes Blutvergießen an der Zivilbevölkerung, die sich z. T. noch immer in der Stadt aufhält.

Rojava steht für ein Projekt, das versucht alle Ethnien und Religionen zu vereinen und die Gleichstellung von Frauen und Männern im Alltag und in der politischen Praxis umzusetzen, um eine neue Gesellschaft aufzubauen. Angesichts der dramatischen Lage in der belagerten syrisch-kurdischen Grenzstadt Kobanê fanden in vielen europäischen Städten in den letzten Wochen zahlreiche Demonstrationen und Kundgebungen statt, um auf die Situation in Kobanê aufmerksam zu machen.

Auch in Stuttgart wollen wir ein Zeichen der Solidarität und der Menschlichkeit setzen. Die einnahmen des Benefizkonzerts kommen ausschließlich der humanitären Hilfen von Flüchtlingen von Kobanê zugute.

Freundschafts- und Solidaritätsverein Stuttgart e.V., dost-der@web.de, http://www.didf.de

Trauer um Remi

Il Movimento No TAV ricorda Remi.

 

Remi, uno di noi

Si chiamava Remi. Uno studente di Tolosa colpito a morte da una granata assordante durante una notte di assedio al cantiere per la diga di Sivens.

La polizia francese le chiama armi non letali. Ma fanno male. Tanti sono stati feriti, Remi invece è morto. Un omicidio di Stato.

Aveva 21 anni. Non lo conoscevamo, ma era uno di noi.

Uno dei tanti che hanno scelto di mettersi di mezzo, di lottare contro l’imposizione di un’opera inutile e costosa.

Contro la distruzione di una zona umida, per un’agricoltura misurata sulla qualità, non sul peso, per una vita libera dalla feroce logica del profitto.

La piccola dimensione, l’autogestione dei territori e delle proprie vite, un’idea di relazioni sociali che rifiuta il profitto e sceglie la solidarietà, un’utopia concreta per tanti, in ogni dove, uniti al di là delle frontiere che separano gli uomini e le donne ma non le merci.

Leggendo i racconti di chi era in quei boschi, la mente è corsa ai nostri boschi, alle nostre valli, alla nostra lotta.

Tante volte, quando la violenza dei governi ci ha colpito, il mutuo appoggio delle lotte ci ha offerto solidarietà attiva.

Oggi ci stringiamo a chi si batte contro la diga di Sivens, nel lutto per un compagno di strada, cui hanno rubato la vita. Vivrà nelle lotte di ogni dove, sarà con noi nei mesi e negli anni a venire.

Remi, uno di noi.

Un forte abbraccio collettivo ai suoi cari, ai suoi compagni e compagne.

Diamo il nostro sostegno solidale a chi è sceso e scenderà in piazza perché la morte di Remi non cada nel silenzio. Il MoviTamento No TAV

 

no tav Clarea 30 10 2014 042-1